"Non cercate altrove, guardate al fascismo, imparate a conoscerlo e lo amerete, studiatelo e diventerà la vostra idea. Né per voi sarà mai una catena ma un vincolo d’amore verso una creazione più grande dell’umanità. Esso sarà per voi e per tutti l’alba di un nuovo giorno."

Niccolò Giani

mercoledì 13 settembre 2017

ARNALDO MUSSOLINI SI RECA AD ASSISTERE ALL'APERTURA
DELLA SCUOLA NEL 1930


“Il movimento fascista per essere compreso deve essere considerato in tutta la sua vastità e profondità di fenomeno spirituale. Le sue manifestazioni sono state le più potenti e le più decisive, ma non bisogna fermarsi ad esse. Il fascismo italiano non è stato infatti solamente una rivolta politica contro governi fiacchi e incapaci che avevano lasciato decadere l’autorità dello stato, … ma è stata una rivolta spirituale contro le vecchie ideologie… rivolta spirituale, dunque, il fascismo è stato espresso direttamente dal popolo”
Mussolini, un messaggio al pubblico inglese, 5 gennaio 1924



“E questo diritto alla prima linea, ad essere i disperati del Fascismo, è l’unica pretesa che, oggi, domani, sempre, i mistici del Fascismo accamperanno di fronte alla Rivoluzione, come, con vena veramente squadrista, ha detto Guido Pallotta nella sua relazione che ha avuto lo spirito e la mordenza del «menefreghismo» più autenticamente fascista. Prima linea, sul fronte esterno ed interno, contro il nemico di fuori e di dentro. Contro gli attentatori della nostra integrità territoriale, ma anche, e con uguale decisione e durezza, contro gli attentatori della nostra integrità spirituale.”
(Niccolò Giani)


LA SCUOLA DI MISTICA FASCISTA


I primi giorni di aprile del 1930 Niccolò Giani fonda a Milano, insieme ad un gruppo di giovani in prevalenza universitari, la Scuola di Mistica Fascista; "Nella gran massa dei nostri colleghi - scriveva Giani - la nostra rivoluzione era considerata soprattutto nelle sue realizzazioni concrete, il lato profondamente spirituale del fascismo sfuggiva del tutto o quasi. Di fronte a tale materializzazione della nostra rivoluzione noi reagimmo(1).
La Scuola (che prese il nome da Sandro Italico Mussolini figlio di Arnaldo Mussolini prematuramente scomparso) si proponeva di "diffondere mediante conferenze e pubblicazioni, i principi informatori della Mistica Fascista e la loro concreta attuazione"(2). "Non cercate altrove - scriveva Giani che diresse la Scuola fino al 1941 - guardate al fascismo, imparate a conoscerlo e lo amerete, studiatelo e diventerà la vostra idea. Né per voi sarà mai una catena ma un vincolo d’amore verso una creazione più grande dell’umanità. Esso sarà per voi e per tutti l’alba di un nuovo giorno"(3).

L’attività dei giovani mistici si incentrava su delle pubbliche riunioni libere a tutti "poiché - affermavano - il Fascismo è apostolato, cui tutti debbono potersi accostare con cuore sincero per sentirne la bellezza ed essere presi dell’altezza della missione che la provvidenza ha affidato al Duce"(4). Ispiratore del gruppo dei giovani della mistica fu Arnaldo Mussolini(5) che con il discorso Coscienza e dovere, pronunciato per l’ inaugurazione dell’ attivita’ del terzo anno della Scuola, fornì ai "mistici" quello che essi considerarono il loro manifesto etico-politico, "lo spirito che vi anima - aveva affermato Arnaldo Mussolini - è in giusta relazione al correre del tempo che 
non conosce dighe, nè ha dei limiti critici; mistica è un richiamo a una tradizione ideale che rivive trasformata e ricreata nel vostro programma di giovani fascisti rinnovatori. [...] Il problema dei giovani per noi è un problema di formazione salda del carattere e per voi giovani si accoglie nell’unità indissolubile di questo binomio: coscienza e dovere. [...] Il domani deve essere migliore dell’ oggi. Voi, in una parola, dovete essere migliori di noi. Non mi spiace quando vedo in voi dei giudici severi intransigenti di cose e persone. [...] Le questioni di stile anche nei minimi particolari devono avere per voi un’importanza singolare, essenziale. Ogni giovane fascista deve sentire la fierezza della sua gioventù unita al senso dei propri limiti [...] qualunque manchi di stile, sarà sempre fuori dello spirito e fuori dal costume fascista. Le miserie non sono degne del ventesimo secolo. Non sono degne del Fascismo. Non sono degne di voi"(6).
Il culto del Duce, quale fondatore e massimo interprete del fascismo e della sua missione storica, fu posto al centro dell’attività della Scuola di Mistica Fascista. "Ogni vera rivoluzione mondiale - scriveva Giani - ha la sua mistica, che è la sua arca santa, cioè quel complesso di idee-forza che sono destinate ad irradiarsi e ad agire sul subcosciente degli uomini. La scuola, è sorta appunto per enucleare dal pensiero e dall’azione del Duce queste idee-forza. La fonte, la sola, unica fonte della mistica è infatti Mussolini, esclusivamente Mussolini. Forse che ignorando o non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no. Che il fascismo 
non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica, che è conoscenza di Mussolini"(7). Nello studio di Mussolini vero e proprio "vangelo del fascismo" i giovani della mistica trovavano tutte le risposte, "solo la Sua parola può dare la risposta esatta e perfetta ai nostri dubbi, può placare le nostre ansie, può diradare le nostre foschie. Ecco perchè i Suoi discorsi e i Suoi atti devono essere il nostro viatico quotidiano, il nostro breviario di ogni giorno, la pronta risposta ad ogni nostra segreta pena. Ecco perchè noi giovani dobbiamo averlo sempre vicino e studiarlo con amore, conoscerlo senza lacune, approfondirlo senza soste. [...] Dubbi e pessimismo, incertezze e indecisioni sono scomparsi quando abbiamo aperto la pagina giusta e abbiamo letto il pensiero preciso del capo. Questa gioia e questa fortuna devono essere di tutti: questo noi vogliamo e per questo dobbiamo arrivare all’ esposizione organica di tutto il Suo Pensiero e di tutta la Sua Azione"(idem).

La fede era considerata dai "mistici" uno dei valori principali della militanza politica, Giani "fu soprattutto un fedele ed un intransigente. Taluni potrebbero chiamarlo un fanatico [...]. Il suo spirito si ribellava a qualunque forma di compromesso; sul terreno della fede non ammetteva patteggiamenti; il bello, il buono, il vero sono da un lato della barricata; dall’altra parte c’è il brutto, il male, la meschinità"(9). I giovani della mistica si sentivano appartenenti ad un ordine religioso, nella consegna data alla Scuola Mussolini aveva infatti detto loro: "La mistica è più del partito un ordine. Chi vi partecipa deve essere dotato di una grande fede. Il fascismo deve avere i suoi missionari, cioè degli uomini che sappiano convincere alla fede intransigente. È la fede che muove - letteralmente - le montagne. Questa può essere la vostra parola d’ ordine"(10).


Frequenti furono i richiami della Scuola alla necessità di contrastare in ogni sua forma lo spirito borghese: "insorgiamo - scriveva Giani - con tutte le nostre forze contro coloro che vorrebbero inchiodare la Rivoluzione riducendola a vigile e disciplinato guardiano delle loro piccole o grandi ma pur sempre miserevoli fortune, dimenticando che il Fascismo lo si serve e di esso non ci si serve [...]. All’indice i timorosi, i rimorchiati, tutti coloro che nella rivoluzione hanno visto e continuano a vedere solo il carabiniere che deve garantire la loro modesta tranquillità casalinga"(11).

Era secondo Daniele Marchesini "un atteggiamento insofferente di tutto quanto non fosse fanaticamente ortodosso e si opponesse alla realizzazione di un fascismo rivoluzionario. Era [...] polemica condotta con sincerità, onestà e buona fede contro il ‘carrierismo’ e il ‘pescicanismo’, contro un vertice sclerotizzato nella burocratica mentalità delle mezze maniche"(12). I giovani della mistica dovevano formare gli uomini nuovi, gli italiani di Mussolini, "solo quando un valore - scriveva Giani - o un principio si connatura al punto da diventare esigenza inderogabile, cioè stile, esso è storicamente operante. E lo stile, soltanto lo stile è il rilevatore della compiutezza degli uomini nuovi e lo stile distingue realmente il fascista"(13). La mistica doveva rappresentare non una "nozione di cultura", ma un modo di vivere fascista, "non vuole dare della cultura, nè dottrinarismo, ma essa è e vuole rimanere maestra di vita: che tutto torna agli uomini, ha detto Mussolini"(14).

"Siamo dei mistici - affermava Giani al convegno nazionale indetto dalla Scuola nel 1940 sul tema ‘Perché siamo dei mistici’ - perché siamo degli arrabbiati, cioè dei faziosi, se così si può dire, del Fascismo, uomini partigiani per eccellenza e quindi per il classico borghese anche assurdi [...] del resto nell’impossibile e nell’assurdo non credono solo gli spiriti mediocri. Ma quando c’è la fede e la volontà, niente è assurdo. [...] La storia è e sarà sempre un assurdo: l’assurdo dello spirito e della volontà che piega e vince la materia: cioè la mistica. Fascismo uguale Spirito, uguale a Mistica, uguale a Combattimento, uguale a Vittoria, perché credere non si può se non si è mistici, combattere non si può se non si crede, marciare e vincere non si può se non si combatte"(15).

La guerra che scoppiò rappresentò per i giovani della Scuola il banco di prova della loro preparazione, "una rivoluzione - aveva scritto F. Mezzasoma vicedirettore della Scuola - che voglia durare e perpetuarsi nei secoli ha bisogno di collaudare al fuoco della guerra l’ idea dalla quale è sorta e per cui combatte"(16). Nella primavera del 1943 saranno 16 i caduti (cinque le Medaglie d’oro) della Scuola.
Niccolò Giani cadde in Albania il 14 marzo 1941. Alla sua memoria venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: "Volontariamente, come aveva fatto altre volte, assumeva il comando di una forte pattuglia ardita, alla quale era stato affidato il compito di una rischiosa impresa. Affrontato da forze superiori, con grande ardimento le assaltava a bombe a mano, facendo prigioniero un ufficiale. Accerchiato, disponeva con calma e superba decisione gli uomini alla resistenza. Rimasto privo di munizioni, si lanciava alla testa di pochi superstiti, alla baionetta, per svincolarsi. Mentre in piedi lanciava l’ultima bomba a mano ed incitava gli arditi col suo eroico esempio, al grido di: ‘avanti Bolzano, viva l’Italia’, veniva mortalmente ferito. Magnifico esempio di dedizione al dovere, di altissimo valore e amor patrio"(17). La sua morte fu coerente ad un ideale di vita intesa come sacrificio ed eroismo, era l’insegnamento di Arnaldo che ritornava "Essere sempre entusiasti, giovani, pieno lo spirito di gioia, lieti di combattere e lieti di morire, per dare a questo mondo che ci circonda la forma dei nostri sogni e dei nostri ideali"(18).

Rientrato in Italia dall'Etiopia 
Giani riassunse la guida della scuola, 
qui in occasione della chiusura dell'anno scolastico 1937
 nell'aula della casa del Fascio di Milano (Giani sulla destra)


DECALOGO DELLA MISTICA FASCISTA
Non vi sono privilegi, se non quello di compiere per primi la fatica e il dovere.

Accettare tutte le responsabilità, comprendere tutti gli eroismi, sentire come giovani italiani e fascisti la poesia maschia dell'avventura e del pericolo.

Essere intransigenti, domenicani. Fermi al proprio posto di dovere e di lavoro, qualunque esso sia. 

Ugualmente capaci di comandare e di ubbidire.

Abbiamo un testimonio da cui nessun segreto potrà mai liberarci: il testimonio della nostra coscienza. Deve essere il più severo, il più inesorabile dei nostri giudici.

Aver fede, credere fermamente nella virtù del dovere compiuto,negare lo scetticismo,volere il bene ed operarlo in silenzio.

Non dimenticare che la ricchezza è soltanto un mezzo,necessario si, ma non sufficiente a creare da solo una vera civiltà, qualora non si affermino quegli alti ideali che sono essenza e ragione profonda della vita umana.

Non indulgere al mal costume delle piccole transazioni e delle avide lotte per arrivare. Considerarsi soldati pronti all'appello, ma in nessun caso arrivisti e vanitosi.

Accostarsi agli umili con intelletto d'amore, fare opera continua per elevarli ad una sempre più alta visione morale della vita. Ma per ottenere questo occorre dare l'esempio della probità.

Agire su se stessi, sul proprio animo prima di predicare agli altri. Le opere e i fatti sono i più eloquenti dei discorsi.

Sdegnare le vicende mediocri, non cadere mai nella volgarità, credere fermamente nel bene. 

Avere vicina sempre la verità e come confidente la bontà generosa.

NOTE :
 (1) Libro e moschetto, 20 marzo 1930.
(2) D. Marchesini, La Scuola dei gerarchi, Feltrinelli, Milano 1976.
(3) N. Giani, Aver coraggio, Dottrina fascista, settembre 1937.
(4) ACS, Segr. part. Duce, carteggio ord. N. Giani, 509017, fasc. SMF, programma della Scuola per l’ anno XI.
(5) Cfr. M.Ingrassia, L’idea di Fascismo in Arnaldo Mussolini, ISSPE, Palermo 1998.
(6) A. Mussolini, Coscienza e dovere, in Il Popolo d’ Italia, 1 dicembre 1931.
(7) Generazioni di Mussolini sul piano dell’ impero, estratto dalla rivista Tempo di Mussolini, n. 2 1937.
( idem).
(9) F. Mezzasoma, Niccolò Giani discepolo di Arnaldo, in Dottrina fascista, luglio 1941.
(10) D. Marchesini, La Scuola dei gerarchi, cit.
(11) N. Giani, Aver coraggio, cit.
(12) D. Marchesini, Un episodio della politica culturale del regime: la Scuola di Mistica Fascista, in Rivista di Storia Contemporanea, n. 1 1974.
(13) N. Giani, La mistica come dottrina del fascismo, in Dottrina fascista, aprile 1938.
(14) Idem.
(15) N. Giani, Perché siamo dei mistici, in Dottrina fascista, gennaio-marzo 1940.
(16) F. Mezzasoma, Il cittadino della nuova Italia, in Dottrina fascista, febbraio-marzo 1942.
(17) ACS, Segr. part. Duce, carteggio ord., N. Giani, busta 985, fasc. 509017/2, segreteria politica del PNF.
(18) A. Mussolini - F. Belfiori - L. Gagliardi, Arnaldo: la rivoluzione restauratrice, Settimo Sigillo, Roma 1985.
IL DUCA DI BERGAMO PARLA NELLA SEDE DELLA SCUOLA DI MISTICA, IL VECCHIO “COVO” MILANESE CHE FU SEDE DEL “POPOLO D’ ITALIA”

NICCOLO' GIANI


Articolo di Matteo Caponetti dell’Associazione Culturale Zenit
“Non basta essere convinti della bellezza di un’Idea e della giustezza della sua causa se in essa non ci si compenetra al punto che questa convinzione diventi forza agente per la realizzazione di tali principi”. Queste parole racchiudono l’animo ferreo di un fascista senza macchie come Niccolò Giani. Secondo Giani se venisse meno il pensiero o l’azione, non ci sarebbe più mistica, ma, di volta in volta, misticismo religioso o ascetismo o pragmatismo politico. Quest’anno ricorre il settantesimo anno dalla morte dell’ideatore della Scuola di Mistica Fascista, appunto, Niccolò Giani. Egli fu un audace giornalista, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Milano e contestualmente ai GUF, i gruppi universitari fascisti, in seguito divenne professore di storia e dottrina del fascismo all’università di Pavia. Come giornalista collaborò con varie testate
tra cui “Tempo” di Mussolini, con la rivista “Dottrina Fascista” (organo ufficiale della scuola di mistica fascista) e con il quotidiano “Cronaca Prealpina”, di cui più tardi divenne direttore. Nel 1930 fondò a Milano la Scuola di Mistica fascista “Sandro Italico Mussolini”. La Scuola nacque per volontà dello stesso Giani e di un gruppo di giovani studenti del Guf di Milano e fu inaugurata con un articolo intitolato “Libro e Moschetto” nel quale Giani volle dimostrare che il Fascismo è pensiero ed azione. Concetti complementari, ove l’uno non può esistere senza l’altro e che, a differenza delle dottrine razionalistiche del tempo, quali che esse fossero: liberalismo, socialismo, democrazia o comunismo, “la civiltà spirituale del fascismo esprimeva nella mistica la concezione volontaristica ed eroica” e per tal motivo si contrapponeva ad esse rappresentando un elemento rigeneratore per i popoli. Niccolò Giani, coerentemente con quanto predicava, partecipò nel 1935-36 come volontario alla guerra d’Etiopia. “Noi oggi partiamo orgogliosi di poter servire ancora in armi la Causa della Rivoluzione, fierissimi che il Capo ci abbia concesso l’alto privilegio di essere le disperate pattuglie di punta di quell’ Idea romana e latina, mediterranea e italiana che è rinata per virtù dei Fasci, ambiziosi solo di essere i legionari di quell’Impero che fu della Roma dei Cesari e che sarà della Roma di Mussolini. Impero: ecco la parola che per gli avi fu realtà, che i padri nostri sognarono, anelanti e illusi, e che noi rifaremo realtà. Costi quel che costi.. Ormai il dado è tratto! Dietro a noi sta il buio, l’Italietta degenere, la Cenerentola: solo davanti è l’Italia che sognammo da bimbi, che volemmo da ragazzi, che da uomini sapremo fare. Perciò non sappiamo alternative, non conosciamo dubbi: abbiamo tirato e tireremo dritto. In Africa andiamo a regolare dei conti vecchi e nuovi”. Allo scoppio della seconda guerra mondiale seguì il suo destino e partì volontario. La notte del 14 marzo del 1941 il tenente Giani era in forza all’undicesimo reggimento alpini e si trovava sul monte albanese Mali Scindeli al comando di una pattuglia.
Nel tentativo di conquistare la punta nord del monte, dove era situato l’avamposto nemico, venne raggiunto da una raffica di mitragliatrice che gli tolse la vita. E’ così che si spense una delle menti più fervide del secolo scorso: lontano dai cortigiani di palazzo, dai ministeri affollati, consegnandosi ai posteri come un eroe, un esempio di assoluta limpidezza armato di una fede incrollabile che risiedeva nell’Idea. Sei mesi dopo la sua morte, il ministro della guerra gli conferì alla memoria la medaglia d’oro al valor militare: “Volontariamente, come aveva fatto altre volte, assumeva il comando di una forte pattuglia ardita, alla quale era stato affidato il compimento di una rischiosa impresa. Affrontato da forze superiori, con grande ardimento le assaltava a bombe a mano, facendo prigioniero un ufficiale. Accerchiato, disponeva con calma e superba decisione gli uomini alla resistenza. Rimasto privo di munizioni, si lanciava alla testa dei pochi superstiti, alla baionetta, per svincolarsi. Mentre in piedi lanciava l’ultima bomba a mano ed incitava gli arditi col suo eroico esempio, al grido di: «Avanti Bolzano! Viva l’Italia», veniva mortalmente ferito. Magnifico esempio di dedizione al dovere, di altissimo valore e di amor di Patria”. Niccolò Giani amava definire il Fascismo una mistica che agisce, tutto doveva girare intorno al concetto di pensiero ed azione e intorno a questo adagio doveva formarsi il modello del perfetto fascista e italiano. Mezzasoma descrisse con queste parole le personalità e i sogni di questi mistici del fascismo, durante gli ultimi tragici giorni della repubblica sociale: “Lo sdegno per l’aberrazione in cui sono caduti altri italiani indegni di questo nome, i quali hanno oltraggiato il sacrificio dei morti e il diritto dei vivi, hanno impedito che divenisse realtà il luminoso sogno di Guido Pallotta, di Berto 
Ricci, di tutti gli allievi della Scuola di Mistica caduti, come Giani, per la vera libertà della Patria, di tutti coloro che sono tornati coi segni del valore e l’insuperabile gioia del dovere compiuto fino all’ultimo, di tutti i soldati rimasti sui campi di battaglia di Russia, di Grecia, d’Africa e di Spagna, con una visione di grandezza e di potenza, di gloria e di vittoria, suggestiva e splendente come quella che Niccolò Giani aveva auspicato per il suo Romolo Vittorio Africano e ch’egli stesso serrò nelle sue pupille, distaccandosi eroicamente dalla vita terrena”. Niccolò Giani, attraverso il lavoro pedagogico della scuola di mistica fascista, volle infondere nei giovani due parole d’ordine: fedeltà e intransigenza. La fedeltà perché piuttosto che tradire è meglio morire e l’intransigenza, cioè il dovere di chi fermamente si oppone alla logica dei compromessi e degli intrighi politici di qualsiasi genere. Per questo motivo si autodefinì un disperato del fascismo, reclamando per se e per i suoi “il diritto a combattere senza tregua e in prima linea contro i nemici di fuori e di dentro, contro gli attentatori della nostra integrità territoriale e spirituale”. Niccolò Giani fu tra i primi ad arruolarsi volontario per la guerra e come lui quasi tutti i dirigenti e gli allievi della Scuola
di Mistica fascista combatterono sui vari fronti in cui il nostro esercito era impegnato, laddove, dopo che egli diede l’esempio anche nel sacrificio, molti altri lo imitarono. La Scuola di Mistica fascista vanta  tra le sue fila quattordici caduti e cinque medaglie d’oro, da Niccolò Giani a Guido Pallotta. Oggi del camerata Niccolò Giani ci rimane l’esempio di un uomo vissuto coerentemente e che ha saputo insegnarci a disprezzare la borghesia intesa come categoria dello spirito e non appartenenza di classe, il disprezzo della vita comoda, l’entusiasmo, l’attivismo, il coraggio, la gioia di essere fascisti che voleva e vuole dire – tra gli altri – ribellismo, anticonformismo, indignazione verso l’opportunismo, la corruzione, le ambiguità. E’ per questo che abbiamo voluto rendere omaggio a Niccolò Giani, senza ombra di dubbio un esempio a cui guardare per rimanere in piedi in un mondo di rovine.

UNA DELLE ULTIME AFFOLLATE SEDUTE DELLA SCUOLA DI MISTICA FASCISTA : FERNANDO MESSASOMA RIEVOCA 
AL TEATRO ODEON DI MILANO IL SACRIFICIO DI NICOLO’ GIANI





NICCOLO' GIANI: TESTAMENTO SPIRITUALE
"Non cercate altrove, guardate al Fascismo, imparate a conoscerlo e lo amerete, studiatelo e diventerà la vostra idea.  Né per voi sarà mai una catena ma un vincolo d’amore verso una creazione più grande dell’umanità.  Esso sarà per voi e per tutti l’alba di un nuovo giorno."
 (NICCOLO' GIANI)

Qui il suo Testamento Spirituale per il figlio Romolo Vittorio Africano,
bensì un testamento di alte virtù morali per le future generazioni italiane.

 "Solo per questa Italia — così si esprimeva rivolgendosi al suo primo nato — dovrai saper morire col corpo e con l'anima. E mai, mai, dovrai dimenticare che per questo nome sacro madri hanno salutato col sorriso i figli che andavano a morire, mariti abbandonarono in fiera letizia le giovani spose, padri hanno orgogliosamente baciato per l'ultima volta i loro bimbi. Che per questa Italia si son fatti di sangue i fiumi, le montagne hanno tremato, i morti sono usciti dalla terra. E che per Essa io oggi non ti conosco e potrei non conoscerti mai. Ma, se così fosse, tu amala anche per me, sacrificati anche per me, muori anche per me». E più oltre: «Quando sarai adulto, alla mutilata corona che vedrai sul capo della tua Patria, ti sarà facile riconoscere le gemme di cui il volger del tempo e l'ignavia degli uomini l'hanno fatta priva. Riconoscerai la culla dei tuoi avi, quella sacra terra di Dalmazia dove ogni sasso impreca al tradimento e dove ogni pino sale al cielo come una preghiera a Dio per il ritorno della Madre. Riconoscerai Corsica e Malta, Canton Ticino e Grigioni. Ritroverai le gemme perdute di quest'Africa dove ora s'è accesa la grande favilla della nostalgia e di quell'Asia che già vide i miracoli dei grandi figli di Roma. Riconoscerai tutte, tutte le gemme che a lei devono ritornare e tu vedrai restituirgliele, ché a una a una ritorneranno; e tu insegnerai a tuo figlio le mancanti perché non una sola, fra cento, fra mille anni, le manchi».
Con queste parole egli concludeva: «Che i tuoi occhi non vedano che grandezza e potenza, gloria e vittoria. Figlio, nel nome che porti c'è l'auspicio del tuo tempo e della tua generazione; l'Africa dovrà essere il tuo segno e la tua via, il tuo destino e il tuo dovere, dovrà essere la tua speranza e il tuo diritto. Ora cresci: la camicia nera e la divisa kaki, che con la pietà di Cristo tua madre ti ha fatto trovare nella culla, ti dovranno essere compagne di tutta la vita. Sappile portare con onore e con fierezza. E poiché Iddio ti ha fatto nascere nel tempo di Mussolini, sii sempre degno di appartenervi: ricordati che questo è l'unico orgoglio che t'insegna tuo padre"


LA NUOVA SERIE DI "DOTTRINA FASCISTA" 
EDITA NEL MARZO DEL 1945 
NEL NOME DEL SUO FONDATORE NICCOLO' GIANI

UGO PEPE, 21 ANNI, CADUTO PER LA RIVOLUZIONE
Alcuni cenni sulla vita di Ugo Pepe, tratti dal libro sotto indicato, edito nel 1936 dalla Scuola di Mistica Fascista.
Nato a Gaeta nel 1901, nipote dell’eroe risorgimentale Guglielmo Pepe, figlio dell’Ammiraglio Gabriele, Comandante della piazza di Venezia durante la guerra e dopo, frequenta il Collegio Militare di Roma e poi si iscrive alla Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano. Fascista e squadrista da subito, prima a Venezia e poi a Milano, viene più volte ferito e arrestato, finchè, in un agguato comunista, il 22 aprile del ’22, è colpito a morte e spira il 24. Per dare un’idea della sua popolarità e considerazione, nonostante la giovane età, tra i fascisti milanesi, basti dire che Mussolini in persona si recherà due volte al suo capezzale durante i due giorni di agonia, parteciperà al funerale e terrà l’orazione funebre, che così conclude: “Addio, o compagno ! Questa parola mi strazia profondamente
perché ho raccolto, si può dire, il tuo ultimo anelito di vita. Ma tu vivi in noi, ma tu ci precedi, tu ci insegni, tu ci sproni a compiere ora e sempre con nobiltà, con purezza, con sincerità, il nostro dovere verso la Patria e verso il fascismo”. La cerimonia poi così prosegue: “Al termine, il Capitano Gatti (sarà ucciso nel ’47 dalla Volante Rossa ndr), Comandante le squadre di Milano, venuto a porsi al fianco del Duce, ordina: “Fascisti, in ginocchio !”.  La folla si piega e si genuflette..... Il raccoglimento dura alcuni minuti: il Comandante delle squadre lancia ancora un ordine e la folla fascista riprende la sua rigida posizione di attenti. Il Capitano Gatti grida: “Camerata Ugo Pepe !”  “Presente !” rispondono ventimila voci e ventimila braccia si levano in alto. Poi si leva il canto di vita e di battaglia: “Giovinezza, Giovinezza”.
 (da: Gruppo Universitario Fascista Milanese “Ugo Pepe”, Ugo Pepe, Scuola di Mistica fascista, Milano 1936)

Tra il 19 e il 20 febbraio 1940 a Milano, in occasione del decennale dalla fondazione, fu tenuto il "1º Convegno nazionale di mistica fascista" in una sala di palazzo Marino